adesso, io capisco che quando memorizzi un nuovo numero di telefono nel cellulare a volte hai bisogno di aggiungere qualche dettaglio in più per ricordarti chi è, ad esempio, il 53esimo "Roberto" della rubrica.
Ma di grazia, qualcuno può dirmi chi cazzo è "carmen pantalone bianco rosalita"???
Una volta i benzinai vendevano benzina e olio.
Al massimo il liquido per pulire il parabrezza.
Il benzinaio mentre aspettava i clienti stava seduto su una sedia traballante al lato della pompa, caldo o freddo non importava; vestiva una canotta senza maniche, le ciabatte, era sempre sporco e burbero.
Ma solo all'apparenza, perché se gli chiedevi un favore, un consiglio, un aiuto, e lo facevi con il dovuto rispetto e gentilezza, si apriva in un sorriso e si faceva in quattro per aiutarti.
Adesso si arriva da un benzinaio ed il rifornimento te la fai da solo, o paghi di più se vuoi che te lo faccia lui (opzione non contemplata qui Spagna, peraltro)
Vai a pagare alla cassa ed entri in un locale splendente, lindo, climatizzato e fornito di ogni ben di dio, dai cioccolatini ai rasoi, dalla carta igenica al pane, dai telefonini ai preservativi.
Alla cassa ti accoglie un impegato vestito di tutto punto che ti sorride nel miglior stile McDonald.
Ma non chiedergli se ti può controllare il livello dell'olio, non farlo MAI, perché l'impiegato McDonald, pardon il benzinaio, perderà tutta la sua finta compostezza e penserà ad una provocazione, ad una terribile mancanza di rispetto, ad un'offesa e ti risponderà:
"Perché, non sei capace di farlo da solo?"
…e vaffanculo alla Repsol...
1, il giorno di ritardo sulla partenza prevista per aver lasciato a Madrid la patente nautica (por cierto, gracias Cris!!)
1, l’asse del cesso rotta il primo giorno
3, le miglia fatte prima che la luce di navigazione bianca, appena riparata, smettesse di funzionare di nuovo
2, il numero di volte che il cesso si è rotto (e non mi perderò in descrizioni dettagliate su come si ripari un cesso marino dopo che sono appena stati mollati due missili terra-aria. Vi basti pensare che il puzzo è solo l’ultimo dei disagi)
54.1 i nodi di bora durante la prima bufera incontrata (per i meno “marini”: tale cifra corrisponde pressappoco al grado 9 della scala Beaufort, dove con 12, il massimo, è definito l’uragano)
1, l’incidente in mare vissuto (o meglio, “subìto”)
3, i giorni spesi forzatamente fermo in porto a riparare i danni della barca più urgenti
4, le volte in cui sono andato alla capitaneria di porto per denunciare l’accaduto
4, le volte in cui ho litigato ferocemente col capitano
4, le volte in cui il capitano, dall’alto del suo grado, mi ha trattato a pesci in faccia
1, la causa che intenterò al maledetto motoscafista (che dio strafulmini tutti i motoscafi) per aver dichiarato il falso, attribuendomi tutte le colpe dell’accaduto mentre io stavo placidamente all’ancora
1, l’avvocato croato che ho dovuto cercare ed incaricare
4/6.000, gli euri di danni alla barca ad una prima e non ufficiale stima
1, il GPS rotto – chissà perché – nel momento della sospirata ripartenza dopo la sosta forzata in porto
1, l’antenna della radio sradicata - di nuovo chissà perché - dall’albero (e per radio non mi riferisco a quella per la musica bensì al VHF per comunicare in mezzo al mare, dove i telefoni non prendono ed in caso di emergenza non si hanno altre alternative)
30, i minuti di distanza che mi separavano dal porto di rientro a casa nel momento in cui mi ha sorpreso la seconda burrasca
59,5, i nodi di suddetta burrasca (e qui siamo su un valore tra 9 e 10 della scala Beaufort)
4,5, le ore che è durata tale burrasca durante le quali non potevo far altro che “seguire” il vento nei suoi cambi di direzione senza poter prendere nessuna rotta, sballottato da onde enormi che non vedevo (si era tra le 2:30 3 le 7 del mattino), facendomi prendere a schiaffi da miliardi di litri di acqua che mi arrivavano addosso (e dentro la barca) da TUTTE le parti e pregando che il motore non mi piantasse
7, le volte che durante le succitate ore ho solennemente giurato a me stesso che se mi fosse andata bene non avrei mai più messo piede su una barca (giuramento prontamente ritirato all’arrivo in porto)
3, le ore in cui la capitaneria di porto, allertata dal personale di una piattaforma in mezzo al mare che ci ha visto in difficoltà, ha tentato di contattarci per darci assistenza
0, le volte in cui abbiamo risposto ai loro appelli (già, il VHF rotto…)
1, la petroliera a cui ho brutalmente “tagliato la strada” non appena il mare si è calmato e sono potuto rientrare in porto, infischiandomi di tutte le regole marittime, stanco e stremato dalle ultime ore
2, i minuti consecutivi in cui suddetta petroliera ha suonato la sirena per protestare nei confronti della mia manovra azzardata
Infinita, la paura avuta
12, i giorni ufficiali di vacanza
4, i giorni di vacanza passati placidamente senza alcun problema di sorta
(con il vostro permesso): che vacanze dimmerda…

IdC (Idiota della conferenza): "Sai Arkadirenko, sei una di quelle persone dall'età indefinibile, potresti avere 35 anni come 42"
Ark: "Ne ho 29"
IdC: "Ah..."
- eccesso di velocià a Terneuzen, Olanda. €uri 28 di multa: onesto, superavo di 8 km il limite)
- violazione ZTL di Brescia, Italia, €uri 82: coglione, seguivo un mio collega
- divieto di sosta a Madrid, Spagna, €uri cento-ottanta (sì, 1-8-0 €-u-r-i): meritevole di spiegazione; parcheggio in linea blu, scendo e pago il dovuto ticket ignaro del fatto che ad un milione di chilometri di distanza c’era un cartellino grande come un francobollo che diceva “solo carico e scarico merci dalle 14 alle 18”. Erano le 17.30…
- eccesso di velocità a Zurigo, Svizzera, €uri 340: non andavo ai 200, superavo il limite di 22, e per giunta in autostrada.
Questi, più o meno temporalmente, sono stati i miei regali di Natale.
Auguri
Sono stanco morto e puzzo come una capra: tutto ciò dovuto al fatto che dal 3 gennaio, giorno di rientro in Spagna, sono entrato nella nuova casetta madrilena.
Venerdì 4 gennaio.
Solerti operai mi consegnano 23 dico 23 scatoloni di roba che avevo fatto trasferire dalla sempreamata casetta milanese. (per inciso, come cazzo hanno fatto riempire 23 scatoloni senza che ci fosse neppure un mobile di mia proprietà è tuttora un mistero che non mi dà pace).
Verso sera iniziano i grandi lavori di sistemazione roba.
Ore 3: mi corico
Sabato 5 gennaio.
Ore 10: mi aggiro sinistramente per casa con un metro in mano ed alle…
… ore 13: faccio il mio ingresso trionfale all’Ikea; obiettivo della missione una libreria, un comò, un mobile per la latrina e amenità varie.
Ore 18: fuoriesco dal trappolone svedese con gli oggetti del desiderio.
Bestemmio svariate volte nel caricare la macchina, torno a casa, ri-bestemmio nel portare i mobili in casa e scoppio in una blasfemia totale nel constatare che il colore del comò – dopo aver cincischiato nella scelta un tempo indefinibile – non è azzeccato.
Mi armo di nuove ed articolate bestemmie, ricarico la macchina, torno all’Ikea, cambio mobile, lo ri-ricarico sulla macchina e lo ri-riporto a casa (ore 22,40).
Continuo con il riordino.
Ore 2: mi corico, e comincio ad averne le palle piene.
Domenica 6 gennaio:
Santifico le feste montando 3 dico 3 mobili Ikea, e quasi termino il riordino di tutti i miei averi traslocati.
Ore 0.20: mi corico
Domani ultimi dettagli e poi pulizia generale, dopodichè mancherà solo qualche dettaglio che sistemerò col tempo.
Alcune considerazioni:
- temo di aver preso un gancio con la casa, non ha niente da spartire con la casetta milanese
- devo uccidere la mia vicina (o vicino) del piano di sopra che fa un casino bestiale
- il dirimpettaio ha un cane che è la vergogna di tutti i cani
- la baldracca con la golf rossa di fianco al mio posto auto in garage deve imparare a parcheggiare, non posso fare 47 manovre per mettere dentro la mia (ovviamente mi è toccato il posto auto più scomodo di tutto il garage)
- la casetta madrilena forse è davvero un gancio, però ho una terrazza enorme, una piscina ed un campo da tennis (questi ultimi 2 condominiali, of course)
- In Spagna domani è festa. Questa gente (che sa come vivere bene) quando una festività comandata cade di domenica (l’Epifania, oggi) traslano il dì di festa al lunedì successivo. Se vi pare poco…
- Ringrazio pubblicamente “Bicho”, l’ignaro vicino con connessione wireless non protetta che mi dà la possibilità di scrivere nefandezze sul web pur essendo privo di regolare connessione.
- Esorto pubblicamente “Bicho” a posizionare il suo router wireless più vicino a casa mia poiché non posso rimanere sempre nell’angolo della camera da letto per intercettare il flebile segnale
Ameno paese Adriatico, estate 2007:
il capitano ArkadyAchab solca il mare a bordo di barca a vela in compagnia di altri 4 amici – a bordo c’erano 3 fanciulli e 2 fanciulle (indovinate chi era il fanciullo “scompagnato”) le condizioni meteo sono ottimali, il cielo terso, il vento una brezza moderata perfetta per veleggiare divertendosi senza affaticarsi troppo.
L’equipaggio se la gode e si divide equamente tra regolazioni esasperate delle vele (assolutamente arbitrarie, inefficaci e prive di alcun fondamento teorico), molta lettura e qualche sudoku.
Dopo 6 ore passate in questa paradisiaca condizione comincia a profilarsi un po’ di nero all’orizzonte; il comandante ArkadyAchab, solitamente oltremodo pavido, confida nelle sue scarse competenze metereologiche, non caga di striscio il nero e continua a navigare.
Dopo un’altra mezz’ora il nero si fa leggermente minaccioso; il comandante ArkadyAchab, spocchioso come un cefalo, continua ad ignorare la minaccia e non riduce le vele.
Dopo altri 10 minuti il nero comincia ad essere decisamente imbarazzante; al comandante ArkadyAchab comincia a sfiorare, ma solo a sfiorare, l’idea di aver fatto una cazzata ed annuncia l’equipaggio:
“ragazzi viriamo e puntiamo verso l’isola qui vicino che mi sa che prendiamo due gocce”
Passano DUE minuti, ed il comandante ArkadyAchab ha la certezza matematica di aver fatto una cazzata:
dal cielo viene giù l’ira di Dio, il mare monta delle onde di svariati metri, la costa scompare all’improvviso alla vista.
Il vento, quella simpatica canaglia, passa dai 15 nodi (al cambio circa 27,79 Km/h) ai 49 (al cambio 90,79 Km/h).
Il capitano ArkadyAchab, forte delle sue conoscenze marinare fondate sulla lettura di “Bolina”, si caca nelle brache.
Tanto.
In un barlume di lucidità il comandante ArkadyAchab ordina all’equipaggio, tranne il prode fiorentino, di rifugiarsi immediatamente sottocoperta in maniera da non stare in mezzo alle balle durante le manovre e, soprattutto, in maniera di non dover tentare un recupero di uomo a mare in mezzo a cotanto casino.
Concede il vomito libero.
Nel mentre una raffica di vento particolarmente dispettosa decide di inclinare la barca abbastanza da lasciare la testa d’albero (generalmente a 15 metri sul livello del mare) ad un paio di metri sul pelo dell’acqua.
Il rilascio di escrementi aumenta.
Immaginate di essere al timone mentre dal cielo si scarica una tonnellata d’acqua, cercando di prendere nella maniera più indolore possibile delle onde di4-5 metri che, anch’esse, ribaltano sulla barca - e sulla vostra personcina - un’altra tonnellata d’acqua. Immaginate di non vedere attorno a voi nulla se non spruzzi
Immaginate di non riuscire a tenere gli occhi aperti per via del sale
Immaginate di avere una cerata addosso, e di essere bagnati come dei pulcini
Immaginate di sentire la radio VHF che ogni 10 minuti trasmette un appello di MAYDAY da qualche altra barca nella vostra situazione
Immaginate una paura tale che il vostro pensiero, la vostra priorità non è più: “cazzo, devo riportare la barca a casa sana e salva” ma diventa “cazzo, speriamo nessuno si faccia male”
Immaginate che tutto questo duri 6 ore.

Alle 22,30 ora locale il comandante ArkadyAchab, il prode fiorentino, la barca e l’equipaggio tutto attraccano sani e salvi in porto (di rada, quella notte, neanche a parlarne).
Danni riscontrati: tutto sommato risibili: genoa strappato e gommino danneggiato, null’altro.
Commento del comandante ArkadyAchab alla fine di tutto ciò:
“Non ho mai avuto tanta paura in vita mia, ma adesso che è finita senza danni... che spettacolo che è stato…”
…occhiate maligne da parte dell’equipaggio tutto…
(giusto per non scatenare commenti perversi: la mia vacanza è durata due modeste settimane ad agosto, il silenzio recente è dovuto ad un momentaneo – spero – disinteresse verso la socializzazione elettronica)
Immagina che Arkadyrenko abbia la fortuna di passare tutti i santi fine settimana estivi al mare.
Immagina che tale mare sia a 323 chilometri dalla casetta milanese.
Immagina che una domenica sera di agosto Arkadyrenko faccia ritorno al nido milanese alle 22
Immagina che Arkadyrenko parcheggi la macchina davanti al portone di casa.
Immagina che Arkadyrenko cerchi le chiavi di casa.
Immagina che Arkadyrenko non le trovi.
Immagina che ad Arkadyrenko venga in mente di averle lasciate al mare.
Immagina che Arkadyrenko chiami il suo amico che ha le chiavi di scorta per i casi di emergenza.
Immagina che suddetto amico sia in vacanza all'Elba.
Immagina che Arkadyrenko chiami l'altro suo amico che ha le chiavi di scorta per i casi di emergenza.
Immagina che suddetto amico sia in vacanza in Tunisia.
Immagina che Arkadyrenko chiami le proprietarie di casa che hanno le chiavi di scorta per i casi di emergenza.
Immagina che suddette proprietarie siano due zittelle che non si muonvono mai da Milano.
Immagina che le suddette proprietarie siano in vacanza in culo ai lupi.
Immagina che Arkadyrenko debba risalire in macchina.
Guidare di nuovo fino al mare (323 chilometri).
Prendere le chiavi di casa.
Risalire in macchina.
Guidare fino a Milano (323 chilometri).
Inserire, alle 4:40 del mattino, le chiavi di casa nella toppa della porta ed entrare.
Ecco, in una situazione del genere, non si potrebbe supporre che sarebbe più che lecito recarsi in cucina, afferrare il calendario, aprirlo al primo gennaio e lentamente, metodicamente, grevemente bestemmiare reiteratamente tutti i santi dell'anno, anche quelli sconosciuti?
No così, tanto per fare delle ipotesi...
Il dipendente perfetto è sempre in orario ai meeting
Il dipendente perfetto è sempre gentile con tutti
Il dipendente perfetto non risparmia un sorriso a nessuno
Il dipendente perfetto si mostra interessato a tutte le discutibili cagate che vengono dette ai meeting
Il dipendente perfetto è contento di partecipare ai meeting
Il dipendente perfetto ai meeting presenta i suoi dati con oggettività e chiarezza
Il dipendente perfetto presenzia ai meeting sempre con il blackberry per smistare le e-mail con celerità
Il dipendente perfetto NON usa il blackberry durante le presentazioni altrui
Il dipendente perfetto NON si abbiocca ai meeting…
… tutto questo perché se per caso il dipendente perfetto dovesse derogare a questi principi potrebbe succedere, in linea del tutto teorica, che gli capiti di usare il blackbarry in un momento di noia, e di fare in tempo a scrivere: "ciao Giovanni, verrò più che volentieri vd w" dove "vd w" è il percorso che segue il pollice sulla tastiera dirigendosi per errore verso il tasto "send"…
…mentre il dipendente perfetto si sta addormentando clamorosamente…
Arkadyrenko arriva in albergo, si registra, prende le chiavi.
Sale in camera.
Arkadyrenko comincia una perizia ingegneristica alla ricerca dell'accensione delle luci. I pulsanti normali non funzionano ma Arkadyrenko non si scoraggia, ha visto hotel di tutti i tipi:
quelli dove devi inserire la card nella fessura
quelli dove devi inserire il codice
quelli dove devi pregare in aramaico
quelli dove devi batterti il petto, fare una giravolta e farla un'altra volta.
Dopo 10 minuti di ricerca forsennata Arkadyrenko capitola. Afferra il telefono e chiama la reception:
Ark: "mi scusi, chiamo dalla 312, so che sto sbagliando qualcosa ma non riesco ad accendere le luci"
Receptionist: "mi scusi lei, ma perchè mi sta chiamando dalla 310???"
elementare Watson, elementare...
Ieri gita al supermercato; dopo essere partito per comprare:
n°1 scatola di cerotti
n°1 bagnoschiuma
n°1 lucido da scarpe colore nero
n°4 banane
n°1 confezione kiwi
n°6 mele
mi sono lasciato incastrare dalle infide trappole degli studiosi di psicologia del consumatore ed ho obiettivamente un po’ esagerato con gli acquisti.
Dopo un’oretta di battaglia tra scaffali e promozioni mi avvio alla cassa.
Fila.
Arriva il momento di pagare: sì, dunque, ecco, maccheccazz, dov, acc, porc! Ho lasciato il portafoglio in macchina!
Ammicco alla cassiera e la convinco ad aspettarmi due minuti, il tempo di volare verso il parcheggio a recuperare la vil pecunia.
Borbottamenti vari (e anche un leggero ma udibile “vadavielcu”)
Scendo le scale, corro verso la macchina, so con precisione che il portafogli è sul sedile del passeggero.
Monto la faccia e l’atteggiamento da supermanager milanese imbufalito che non ha tempo da perdere (mi sembrava fosse quella adatta per l’occasione): sguardo truce, passo svelto e movimenti bruschi.
Afferro dalla tasca il comando della macchina e la apro dalla distanza (non ho mica tempo da perdere io).
Mi avvicino a grandi falcate verso il mezzo, afferro la maniglia del passeggero ed apro con arroganza lo sportello.
Dentro l’auto una ragazza mi guarda a metà tra il basito e il terrorizzato.
Quasi sviene.
…la mia macchina è quella di fianco…
La FcfiGcC [vediamo chi indovina questa. Suggerimento: è poco elegante] dimostrando grande fair play dimentica l’infelice battuta di Arkadyrenko e si dimostra gentile ed affabile ad una successiva uscita in compagnia e così, con abile mossa e copiosa sudorazione ascellare Arkadyrenko riesce a chiederle il numero di telefono, accennando vagamente ad un brunch domenicale.
Arkadyrenko si pente immediatamente della proposta.
Arkadyrenko la domenica dorme fino a tardi.
Molto tardi.
E quando si alza vuole fare una buona colazione.
E poi gigioneggiare un po’.
Insomma la domenica comincia verso le 17; impossibile intrattenere rapporti sociali prima di quell’ora.
Il sabato Arkadyrenko chiama la FcfiGcC e propone un aperitivo invece del brunch.
FcfiGcC rilancia: cena
Arkadyrenko accetta entusiasta.
Arkadyrenko va a prendere la FcfiGcC all’ora convenuta
FcfiGcC lo aspetta già sotto casa
Anche un amico della FcfiGcC aspetta Arkadyrenko sotto casa della FcfiGcC
Anche un’altra amica della FcfiGcC aspetta Arkadyrenko sotto casa della FcfiGcC
Poi in lieve ritardo arriva anche un’altra amica della FcfiGcC che avrebbe dovuto aspettare Arkadyrenko.
Arkadyrenko indossa la sua migliore paresi facciale a sorriso aperto per non fare trapelare il disappunto, e propone carne.
Si va al sushi.
…Arkadyrenko odia il sushi…
NOTA BENE:
“brunch” mi fa venire l’orticaria.
Se ti vedi alle 9 per colazione, si fa colazione insieme
Se ti vedi all’una per il pranzo, si pranza insieme
Se ti vedi alle 11 per colazione, si fa colazione insieme un po’ tardi
Se ti vedi alle 12 per il pranzo, si pranza insieme un po’ presto
Il “brunch” sono solo tutte pugnette…
[ma qualcuno potrebbe obiettare che “tiran mas dos tetas que dos carretas” – interpretazione libera]
Se fai una cena a casa tua, se inviti un paio di amici, se tali amici ti chiedono di portare una loro amica, se tu acconsenti, se quando arrivano ti accorgi che l’amica in questione è un interessante esemplare di fanciulla (da qui “FCdC” – Fanciulla Carina della Cena), se nel corso della cena ti accorgi che la FCdC più che un esemplare interessante è proprio gnocca, se ti rendi conto che la FCdC è pure simpatica, se la FCdC si rivela anche sveglia e pronta alla battuta, se mangi molto, se bevi anche di più, se ti ritrovi dignitosamente ubriaco, se si parla di cucina, se la FCdC dichiara che sa fare benissimo gli gnocchi…
…
…
…
…
… tu non puoi rispondere: “sì, cor culo”…
…perché così mi rovini tutta la poesia, Arkadyrenko…
Arkadyrenko arriva in città alle 10 dopo una notte da 3 ore di sonno. Tutto il giorno su e giù per strade, stradine e stradone. Colli (beh, uno solo), e musei (due). Sono solo lui e il suo zainetto minimalista.
Si fanno le 20.30 ed Arkadyrenko arriva, stremato, in albergo.
Con l’unico desiderio di farsi una doccia e riposarsi un paio d’ore cita il numero di prenotazione.
Non esiste.
Prova con nome e cognome.
Non esistono.
Prova col nome della sorella, degli zii, della mamma, del papà, dei nonni, del cane.
Non c’è nessuna prenotazione.
Eccheccacchio Arkadyrenko ha prenotato, e così non si fa, e le sembra la maniera di lavorare, e mi faccia parlare con un suo responsabile.
Seguono dieci minuti di alterazione seguiti da cinque di incazzatura ed altri 3 da fuori dalle grazie di Dio.
…poi Arkadyrenko si accorge di aver sbagliato albergo...