Tutto comincia qualche mese fa, l’amica di sempre, quella cui vuoi bene, quella della quale pensi: “ma quanto sarebbe bello innamorarsi di lei, ed allora perché non mi capita?” quella per la quale daresti anche il tuo album completo (non è vero, manca Carannante del Napoli) delle figurine Panini del 1988/89 (scudetto all’Inter, se vi pare poco), ecco proprio lei un giorno chiama:
“Ciao Arkady la sai la novità? Mi trasferisco a Milano! Lascio il fidanzato, cambio studio e cambio città, posso appoggiarmi da te per qualche settimana finchè non trovo casa?”
La risposta è scontata, e così comincia la “settimana prima dell’arrivo”.
Arrivo dapprima guardato con sospetto, con timore reverenziale e domande del tipo:
“ma si accorgerà di quanto sono paranoico sulla disposizione delle scatolette di tonno?” “ma manterrà in ordine la mia libreria?”, “sarò capace di tollerare una presenza, per di più femminile, in casa?”.
Ed arriva il giorno della Convivenza.
Mi alzo al mattino, occhio cisposo, mutande (la mia casa la divido, ma le mie abitudini non le cambio signori!), fiato riprovevole, umore mattutino, ossia pessimo.
Sono pronto a qualunque battaglia verbale se non verrò trattato come desidero, e ciò anche se a nessuno ho detto come mi si debba trattare, è qui il bello.
Esco agguerrito dalla stanza… la vedo, e già mi indispongo sapendo che se lei avesse voluto avrebbe potuto indugiare ancora a letto, ed invece ha preferito alzarsi, la pazza. Il mio umore peggiora, adesso sono sufficientemente incazzato per aggredire verbalmente il primo bambino che più tardi mi taglierà la strada in monopattino.
Lei mi guarda, mi sorride apertamente e squittisce un “buongiorno!” allegro e spensierato, decisamente sprecato se indirizzato ad un misero mercoledì infrasettimanale.
La guardo torvo, tutto questo buon umore di primo mattino mi innervosisce; grugnisco certo di farle un dispetto e finalmente il mio umore migliora leggermente nella convinzione di averle arrecato un leggero fastidio con tanta maleducazione.
Lei torna a fare colazione.
Io non apro bocca e vado in bagno.
Poi mi vesto, mi incravatto, mi giacco ed esco senza proferire verbo quando sulla porta vengo trafitto da un gaioso “ciaoooo, ci vediamo stasera”
Contraccambio il saluto, ha vinto lei.
Adesso so con certezza che me ne innamorerò.