1, il giorno di ritardo sulla partenza prevista per aver lasciato a Madrid la patente nautica (por cierto, gracias Cris!!)
1, l’asse del cesso rotta il primo giorno
3, le miglia fatte prima che la luce di navigazione bianca, appena riparata, smettesse di funzionare di nuovo
2, il numero di volte che il cesso si è rotto (e non mi perderò in descrizioni dettagliate su come si ripari un cesso marino dopo che sono appena stati mollati due missili terra-aria. Vi basti pensare che il puzzo è solo l’ultimo dei disagi)
54.1 i nodi di bora durante la prima bufera incontrata (per i meno “marini”: tale cifra corrisponde pressappoco al grado 9 della scala Beaufort, dove con 12, il massimo, è definito l’uragano)
1, l’incidente in mare vissuto (o meglio, “subìto”)
3, i giorni spesi forzatamente fermo in porto a riparare i danni della barca più urgenti
4, le volte in cui sono andato alla capitaneria di porto per denunciare l’accaduto
4, le volte in cui ho litigato ferocemente col capitano
4, le volte in cui il capitano, dall’alto del suo grado, mi ha trattato a pesci in faccia
1, la causa che intenterò al maledetto motoscafista (che dio strafulmini tutti i motoscafi) per aver dichiarato il falso, attribuendomi tutte le colpe dell’accaduto mentre io stavo placidamente all’ancora
1, l’avvocato croato che ho dovuto cercare ed incaricare
4/6.000, gli euri di danni alla barca ad una prima e non ufficiale stima
1, il GPS rotto – chissà perché – nel momento della sospirata ripartenza dopo la sosta forzata in porto
1, l’antenna della radio sradicata - di nuovo chissà perché - dall’albero (e per radio non mi riferisco a quella per la musica bensì al VHF per comunicare in mezzo al mare, dove i telefoni non prendono ed in caso di emergenza non si hanno altre alternative)
30, i minuti di distanza che mi separavano dal porto di rientro a casa nel momento in cui mi ha sorpreso la seconda burrasca
59,5, i nodi di suddetta burrasca (e qui siamo su un valore tra 9 e 10 della scala Beaufort)
4,5, le ore che è durata tale burrasca durante le quali non potevo far altro che “seguire” il vento nei suoi cambi di direzione senza poter prendere nessuna rotta, sballottato da onde enormi che non vedevo (si era tra le 2:30 3 le 7 del mattino), facendomi prendere a schiaffi da miliardi di litri di acqua che mi arrivavano addosso (e dentro la barca) da TUTTE le parti e pregando che il motore non mi piantasse
7, le volte che durante le succitate ore ho solennemente giurato a me stesso che se mi fosse andata bene non avrei mai più messo piede su una barca (giuramento prontamente ritirato all’arrivo in porto)
3, le ore in cui la capitaneria di porto, allertata dal personale di una piattaforma in mezzo al mare che ci ha visto in difficoltà, ha tentato di contattarci per darci assistenza
0, le volte in cui abbiamo risposto ai loro appelli (già, il VHF rotto…)
1, la petroliera a cui ho brutalmente “tagliato la strada” non appena il mare si è calmato e sono potuto rientrare in porto, infischiandomi di tutte le regole marittime, stanco e stremato dalle ultime ore
2, i minuti consecutivi in cui suddetta petroliera ha suonato la sirena per protestare nei confronti della mia manovra azzardata
Infinita, la paura avuta
12, i giorni ufficiali di vacanza
4, i giorni di vacanza passati placidamente senza alcun problema di sorta
(con il vostro permesso): che vacanze dimmerda…








